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Le sue frazioni e principali località PDF Stampa E-mail
Scritto da Pro Loco Castiglione Chiavarese   
Giovedì 25 Marzo 2010 07:49

Campegli

Campegli è un ridente paesino del comune di Castiglione Chiavarese, immerso in una fertile conca punteggiata di oliveti e orti verdissimi. 2646986163_3c3f34f1b7 Alcuni atti del XIII e XIV secolo attestano l'esistenza già allora di coltivazioni, vigneti, oliveti e mulini, il che fa supporre una già consolidata presenza umana e un significativo sviluppo delle strutture abitative. Il simbolo del borgo è senz'altro l'antica chiesa dedicata a Sant'Elena, fondata intorno all'anno 1000 dai monaci benedettini. Anticamente Campegli era situato più in alto, cioè sul colle in cui sussiste tuttora la sua vetusta chiesetta; luogo che fu poi abbandonato per causa della pestilenza. Il popolo costruì nel 1682 una altra chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Rocco e Gaetano, continuando però la grande devozione verso S. Elena (le cui reliquie giacciono sotto l'altare maggiore) curandone l'antica ed artistica parrocchiale. Nonostante i pochi abitanti durante l'anno il paese si anima grazie alle iniziative del circolo AICS campegliese, in particolare la sagra delle melanzane, celebrata ogni anno il terzo sabato e domenica di agosto. Sacro e profano si fondono in questa festa antichissima, che unisce il gusto alle celebrazioni in onore della patrona. Alla millenaria processione, che dal santuario vede la statua della santa trasportata a spalle fino in paese, segue la sagra gastronomica, dedicata alla melanzana poiché da tempo immemorabile a Campegli si è tramandata l’usanza di preparare le melanzane ripiene in ogni casa come piatto principale delle feste.

 

Masso

Chiusa verso il mare dai tornanti del Bracco, dall'alto del suo colle Masso domina l'arco preappenninico che s'estende da Monte Pù, al Monte S. Nicolao, restando la frazione più isolata del Comune di Castiglione Chiavarese.Masso_Castiglione_Chiavarese-panorama Nonostante sorga assai vicino al mare, trovandosi al centro di una conca di colline, rivela spiccate caratteristiche di località appenninica. Il borgo non è direttamente collegato col capoluogo comunale, ma vi si accede attraverso un tratto di strada posta entro il territorio dell'attiguo Comune di Casarza Ligure. In una caverna del recentemente musealizzato monte Loreto, dove sorge il Santuario dedicato alla Madonna, è stata localizzata la più antica miniera non solo italiana, ma dell'Europa occidentale, dove gia nel 3000 a.C. si estraeva e lavorava il rame. Testimoniano queste attività il ritrovamento di un martello in legno, una piastrina in rame, un rasoio o coltello ed altri utensili, oggi conservati nel museo allestito nei locali della ex scuola. L'impressione che il villaggio sia stato aggregato solo successivamente alla comunità di Castiglione si ricava da alcuni documenti e da alcuni usi, come il procedimento adottato per l'estrazione dell'olio, più simile a quello dei vicini monegliesi. Lo stesso utilizzo del territoio era orientato più alla coltivazione che alla cura del castagneto da frutto. Il processo di espansione del nucleo originario deve aver seguito la consueta via di accrescimento attorno ad un centro primitivo, sorto attorno alla chiesa di epoca longobarda, la parrocchiale di San Michele. Sul piazzale poteva ammirarsi fino a qualche anno fa una roverella secolare, cui è stata attribuità un'età di circa sette secoli. Con ogni probabilità essa rappresentava l'albero intorno a cui si riuniva l'"ecclesia" per lo svolgimento dei rituali cristiani, nonchè le assemblee comunitarie per prendere le decisioni riguradanti la vita del villaggio.

 

Mereta

Fu una filiale della pieve di Castiglione, ricordata in molti documenti con i nomi di Meretta, Mereta, Merea, Meleta e Melia; un tempo fu parrocchia con battistero proprio, vi si seppelliva e contava duecento anime. Il fatto che in alcuni documenti venga menzionata la lavorazione tessile dimostra che le attività lavorative locali non si limitavano a quelle dinatuira agricola, ma erano già presenti all'interno delle comunità componenti artigianali di un certo rilievo. MeretaIl villaggio di Mereta si trovava su una antichissima "via pubblica", che collegava le terre d'oltre Appennino con la fascia rivierasca, il che deve aver contribuito allo sviluppo di attività artigianali e ad operazioni di scambio e commercio in loco e con i centri vicini. Causa non trascurabile del declino di questo insediamento deve essere stata proprio la variazione del tracciato viario che collegava Sestri Levante con Varese e le terre lombarde, tagliando fuori Mereta dalla corrente dei traffici mercantili. Nel 1518 anche la chiesa aveva perduto le sue funzioni parrocchiali. Nella relazione di visita compiuta il 10 settembre 1518 dal vescovo di Brugnato Philippo Sauli si legge che alla chiesa di Castiglione viene assimilata "la chiesa ossia cappella di s. Andrea di Moretta, ove sono dieci o dodici case e dista dal luogo di Castiglione due miglia". Nel 1582 il visitatore apostolico mons. Francesco Bosio, vescovo di Novara, decretò che rimanesse sempre chiusa e che la chiave fosse custodita in luogo sicuro. Una serie di rogiti notarili della metà del sec. XVIII attesta la presenza delle cotonine tessute a mano dalle donne di Mereta tra le merci trasportate dai leudi rivani verso la Corsica e Marsiglia, per essere barattate con carbone, letti in ferro, piastrelle e terraglie.

 

Missano

Anche Missano fu filiale della pieve di Castiglione e figurò fra le dipendenze dell'Abbazia di S. Fruttuoso di Capodimonte (Portofino), come simissano2 può leggere nella bolla pontificia di Alessandro III «Officii nostri» del 16 marzo 1162. In un atto del 1189, con il quale i consoli di Genova cedono tutte le terre della curia di Frascati, si trova ricordato anche Missano. La chiesa attuale a tre navate rappresenta forse un ingrandimento dell'antica. Nel 1519, per la permuta avvenuta tra l'Arcivescovo di Genova ed il Vescovo di Brugnato, Missano passò alla diocesi di Genova e vi rimase fino al 1892, nel quale anno fu elencata fra le parrocchie costituenti la nuova diocesi di Chiavari. Già a partire dal 1600 è attestata la presenza di "corbari di esso luoco habitanti nello chiesale di Missano". Ciò attesta una considerevole diffusione  della produzione di cesti destinati a vari usi, destinata non solo a soddisfare la richiesta della podesteria, estesa alla vallata del Petronio, ma anche alla rivendita, creando una vera e propria categoria di artigiani locali supportati dalla presenza dell'antica via per Varese. La genesi di questa attività, caratteristica del chiesale di Missano e della vicina Villa del Connio, era probabilmente legata alla coltivazione della vite, la cui raccolta richiedeva l'uso di contenitori leggeri, capienti e trasportabili a spalla, di cui la "corba" rappresenta il modello più indicato.

 

San Pietro di Frascati

san_pietroLa storia di San Pietro di Frascati è indissolubilmente legata all'insediamento della consorteria dei signori Da Passano, agli inizi del XI secolo. Furono loro a promuovere la costruzione del castello di Frascati sulla sommità dell'omonima altura, con scopi difensivi e di avvistamento, e forse proprio accanto a questo primitivo nucleo potrebbe essersi formato il primo centro abitato, gravitante intorno alla vita dei signori, in perenne lotta con i conti di Lavagna. Dopo la crisi e il successivo abbandono di questo piccolo centro di potere, le terre vennero ridistribuite tra gli abitanti del luogo, gettando le basi dell'insediamento ancor oggi presente più a valle. A tutt'oggi il territorio del Frascarese resta uno degli spazi più suggestivi della Val Petronio, con le sue sorgenti di acqua purissima e i suoi boschi, che celano tesori nascosti dalle insidie del tempo: dai reperti archeologici (il castello, le grotte sepolcrali) alle preziose tracce di vita contadina (calcinare, fornaci e carbonaie). La storia di San Pietro di Frascati in parte si lega anche a quella della vicina frazione di Massasco, nel comune di Casarza Ligure: dal 1837, in adempimento ad un voto per essere stati preservati dal colera, gli abitanti del vicino borgo accorrono in processione per festeggiare N.S. del Carmine ogni prima domenica dopo il 16 luglio.

 

Velva

Poco prima del valico che mette in comunicazione la vallata del Petronio con l’Alta Val di Vara, circondato da fasce terrazzate coltivate a VELVA-2vigneto e uliveto, c’è il paese di Velva. Fino agli anni ’50 la borgata contava oltre 500 abitanti, in prevalenza contadini ma anche commercianti, artigiani, carrettieri, mulattieri, osti, bottegai. Il centro storico di Velva rappresenta una delle testimonianze meglio conservate di una borgata rurale di impianto medievale dell’entroterra ligure: situato in fregio alla strada provinciale ma non attraversato da essa, ha mantenuto l’intera viabilità interna esclusivamente pedonale e costituita da caruggi gradinati con fondo ciottolato, che si snodano fra porticati, piazzole e spazi di sosta. La chiesa parrocchiale, intitolata a San Martino, circondata da un artistico piazzale a risseu policromo realizzato con pietre di fiume per mano di artigiani locali, è un vero e proprio gioiello e racchiude al suo interno, oltre a pregevoli tele seicentesche di Scuola Genovese. Sul piazzale dell’antico Oratorio si trebbiava, e ancora vi sono, ben infissi al selciato, i robusti anelli di ferro a cui veniva ancorata la “macchina da batte”, la trebbiatrice, antica operazione ancor oggi rievocata con una festa che si ripete ogni ultima domenica di luglio. Oggi l'Oratorio ospita l'Ecomuseo della cultura contadina di Velva, un raro esempio di museo "diffuso", dislocato attraverso luoghi ed edifici caratteristici del paese.

a cura di Gloria Carabbio

 

Fonti bibliografiche:

Fausto Figone, "La podesteria di Castiglione. Lineamenti storici", Publipress, Chiavari, 2005;

Fausto Figone, "Val Petronio qui, Val Petronio là", ed. Il Golfo, Recco, 1998;

Placido Tomaini, "Brugnato. Città abbaziale e vescovile" , Unione Arti Grafiche, Città di Castello, 1957;

M. e A. Remondini, "Notizie storiche intorno al Santuario di N.S. di Loreto in Masso", Genova, 1869;

Edoardo Bo, "Il leudo nella storia di Riva Trigoso e della Liguria", Arti Grafiche Bi Essepi, Milano, 1986.

Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Luglio 2010 21:57
 

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